L’Ematoma Sottodurale
Questa
pagina comprende alcune note sull’ematoma sottodurale.
Le
informazioni fornite sulle diverse patologie ed i loro trattamenti, sono
sommarie ed a carattere generale. Esse provengono da diverse risorse testuali e
dalla rete. Non si garantisce l’accuratezza delle sorgenti né delle
informazioni fornite.
I
dati e le notizie contenute hanno un valore puramente divulgativo: vogliono
essere solo di aiuto ai profani per comprendere cosa avviene in un ematoma
epidurale
Queste
note non hanno caratteri di completezza e non
vogliono affatto sostituire i neurochirurghi o i rianimatori che hanno in cura i
pazienti. Non vogliono soprattutto sostituirsi agli specialisti ai fini
della diagnosi e del trattamento.
Nel
caso di problemi di salute a carico del SNC (sistema nervoso centrale) ci si
deve rivolgere prontamente ad un neurochirurgo qualificato o ad altro
professionista medico, perché ogni caso è un caso a sé stante ed è sempre
diverso dagli altri.
Quando,
a seguito di un trauma cranico, il sangue si versa nello spazio subdurale,
fra dura madre ed aracnoide, a formarvi una raccolta di discreto spessore,
allora tale situazione anatomo-clinica viene definita “ematoma sottodurale o
subdurale post-traumatico”.
L’aggettivo
post-traumatico distingue e definisce in maniera assolutamente incontrovertibile
la natura eziopatogenetica dell’ematoma.
Infatti
l’ematoma sottodurale può essere anche “spontaneo”. Con tale aggettivo
viene indicato l’ematoma che, in assenza di fatto traumatico insorge, quasi
sempre, per la coesistenza di patologie autoctone o iatrogene della
coagulazione.
Per
convenzione, in ambito neurochirurgico, l’ematoma sottodurale viene definito
“acuto” se si forma e si manifesta clinicamente entro tre giorni dal trauma,
“subacuto” se si forma e richiede cura chirurgica fra 3 e 21 giorni
dall'incidente. Quando l’ematoma si manifesta dopo tre settimane viene definito
“cronico”.
Il
sangue si versa nello spazio subdurale provenendo da diverse fonti:
a)
da una o più vene a ponte afferenti ai seni, lacerate nel loro tragitto nello
spazio subdurale. La rottura di queste vene dirette al seno longitudinale
superiore, ai seni sfeno-parietali, petroso superiore e traverso, è
particolarmente frequente nei traumi con accelerazione del capo; al momento dell’impatto
la massa encefalica subisce uno spostamento entro la scatola cranica così che
le vene a ponte, ancorate da un lato al seno nel quale si versano e dall’altro
al cervello, vengono strappate nel loro tragitto subdurale. A seconda della
violenza del trauma si può avere la rottura di una sola o di parecchie vene a
ponte contemporaneamente. E’ questo il meccanismo più frequente nella formazione
di un ematoma subdurale.
b)
da arterie e vene corticali lacerate in un focolaio di lacerazione cerebrale.
In questo caso il sangue si versa nello spazio subdurale solo se vi è lacerazione
aracnoidea, altrimenti si forma un ematoma subaracnoideo. Anche questo
meccanismo è molto frequente.
c)
da ramuscoli arteriosi corticali diretti dalla superficie cerebrale alla dura
madre, rotti là ove attraversano lo spazio subdurale; è questa una evenienza
molto rara.
d)
da un seno o da un'arteria meningea che versano il sangue verso lo spazio
subdurale anzi che, come di solito avviene, extradurale; anche questa è
evenienza molto rara, che si osserva nelle persone anziane, quando la dura
calcificata è strettamente aderente all'osso.
L’ematoma
che proviene da un focolaio lacerativo cerebrale si definisce “satellite del
focolaio”; in tutti gli altri casi si definisce “primitivo”.
Il sangue
raccolto nello spazio sottodurale diffonde sulla convessità emisferica e si
distribuisce sul lobo frontale, parietale e temporale come una falda estesa di
solito dalla falce alla base. Solo in rari casi la raccolta è limitata alla
regione frontale o temporo-subtemporale o parieto-occipitale. Lo spessore
della falda varia in rapporto alla sua origine.
Se l’ematoma è di
origine venosa lo spessore è relativamente modesto perché una volta raggiunta
nello spazio subdurale una pressione pari a quella delle vene cerebrali, il
sanguinamento cessa; se l’origine è arteriosa l’ematoma può raggiungere uno
spessore notevole, anche di parecchi centimetri. La conseguenza immediata più
importante della formazione dell'ematoma è la formazione di ernie cerebrali interne.
La situazione
patologica in caso di ematoma subdurale acuto e subacuto può essere molto
diversa da caso a caso e questa diversità spiega anche la diversità delle sindromi
cliniche dell'ematoma subdurale:
a)
Se l’ematoma proviene dalla rottura di una sola vena a ponte, dalla piccola
rottura di un seno, da una piccola lacerazione cerebrale, quando cioè l’encefalo
è praticamente indenne, gli effetti patologici sono analoghi a quelli provocati
da qualunque altro processo occupante spazio extracerebrale, sono cioè
praticamente identici a quelli di un ematoma extradurale o di un igroma.
L'ematoma quando ha raggiunto un adeguato volume provoca fenomeni di ernia
temporale con le ben note conseguenze cliniche: emiparesi controlaterale,
dilatazione pupillare dal lato dell’ernia, coma ingravescente; ma, svuotato
l’ematoma, il processo patologico si arresta, l’ernia si riduce ed essendo
l’encefalo praticamente indenne, il paziente può guarire perfettamente.
b) Se l’ematoma proviene dalla rottura
contemporanea di molte vene a ponte gli effetti patologici sono molto più
gravi, poiché l’interruzione di molti scarichi provoca grave ostacolo al
drenaggio venoso, cui conseguono edema ed infarcimenti degli emisferi cerebrali.
In questi casi, svuotato l’ematoma, i gravi danni cerebrali dovuti
all’infarcimento ed all’edema portano egualmente a morte il paziente.
c) L’ematoma subdurale molte volte può
associarsi, nei gravi traumatismi, ad estese lesioni contusive e lacerative corticali
e sotto corticali. Queste lesioni sono causa di coma immediato e sono
responsabili delle gravi condizioni del paziente, e possono essere
ulteriormente aggravate dalla formazione dell’ematoma. Anche in questo caso però,
lo svuotamento dell’ematoma non è di per se sufficiente a permettere il
recupero del paziente, la cui prognosi dipende dalle lesioni cerebrali
concomitanti.
d) Quando l’ematoma subdurale è satellite
di un focolaio lacero-contusivo, l’azione compressiva dell’ematoma si somma a
quella del focolaio lacero-contusivo: per permettere il recupero del paziente è
necessario non solo lo svuotamento dell’ematoma ma anche il trattamento
chirurgico del focolaio lacero-contusivo che ne è all’origine.
Talvolta
l’ematoma sottodurale acuto, o subacuto, è bilaterale.
Gli
ematomi sottodurali acuti e subacuti si osservano con massima incidenza
nell’età medio-avanzata della vita, mentre sono poco frequenti prima dei 30
anni. Sono più frequenti nel sesso maschile.
La sintomatologia
dell’ematoma sottodurale acuto e/o di quello subacuto, è riassumibile in tre
grandi sindromi:
1) Il paziente riporta un trauma cranico
di intensità lieve o moderata; non perde coscienza o perde coscienza per breve
periodo di tempo; dopo un intervallo lucido, di durata variabile da pochi
minuti a qualche ora, compaiono i segni di compressione e di ernia temporale:
il paziente lamenta cefalea, vomita, diviene sonnolento, soporoso ed entra in
coma, mentre si evidenziano midriasi dal lato dell’ematoma ed emiparesi controlaterale
con segno di Babinski; se non si interviene tempestivamente la sintomatologia
si aggrava: il coma si approfondisce mentre compaiono segni di decerebrazione,
gravi disturbi vegetativi, poi segni di sofferenza del tronco ed infine si ha
l’exitus per paralisi bulbare. Il quadro clinico è del tutto sovrapponibile a
quello dell’ematoma extradurale acuto. In questi casi, che costituiscono il
30-35% circa di tutti gli ematomi sottodurale acuti, l’ematoma è dovuto di
solito alla rottura di una sola vena a ponte, alla interruzione di un piccolo
ramuscolo arterioso, alla rottura di un seno, con cervello praticamente indenne
che non ha riportato gravi lesioni contusive e/o lacerative al momento
dell’impatto traumatico. In un terzo circa di questi casi si hanno “falsi”
segni di localizzazione, quando la dilatazione pupillare e l’emiparesi sono
entrambe dallo stesso lato dell’ematoma: questo avviene quando a causa dello
spostamento massivo dell’encefalo, il peduncolo cerebrale viene sospinto
contro il bordo libero del tentorio del lato opposto all’ematoma, con
conseguente sofferenza delle vie piramidali provenienti dall’emisfero opposto
all’ematoma.
2) Il paziente dopo un trauma cranico di
discreta entità, rimane in coma per breve periodo di tempo, tutt’al più per
qualche ora; riprende contatto con l’ambiente, talora è lucido, ma talora
rimane confuso, soporoso, agitato; dopo un periodo di alcune o di 24-48 ore la
situazione peggiora: mentre compaiono segni di ernia temporale, il paziente
entra in coma e si aggrava progressivamente e abbastanza rapidamente. Questa
evoluzione che potremmo definire “in due tempi” si osserva in circa il 15% dei
casi. Da un punto di vista patologico e patogenetico l’ematoma può essere
dovuto o a rottura di vene a ponte o di vene corticali in zone contuse e
lacerate: vi possono essere contusioni cerebrali multiple
cortico-sottocorticali; altre volte l’ematoma sottodurale acuto è satellite di
un focolaio lacero-contusivo occupante spazio.
3) Il paziente
dopo un trauma cranico piuttosto grave, rimane in coma e il suo stato neurologico
tende ad aggravarsi nelle ore successive all’incidente (compaiono segni di ernia
temporale, emiplegia o segni di decerebrazione): il peggioramento non viene arrestato
dallo svuotamento della raccolta sottodurale, o per lo meno l’intervento non è
seguito dal miglioramento piuttosto rapido che si ha nei casi dei gruppi 1) e
2). Questo decorso si osserva in almeno il 50% dei casi di ematoma sottodurale
acuto. In questi casi dal punto di vista patogenetico, l’ematoma proviene
dalla rottura contemporanea di parecchie vene a ponte e dì vasi corticali e
l’encefalo è sede di contusioni-lacerazioni cortico-sottocorticali multiple. La
raccolta subdurale ha quindi solo secondaria importanza: lo stato di coma è
dovuto alle lesioni cerebrali ed il progressivo aggravamento del paziente è
dovuto in parte all’ematoma, ma in parte a fenomeni di edema ed infarcimento.
In questi casi i segni neurologici, dovuti in gran parte alle lesioni e
cortico-sotto-corticali e del tronco, non hanno significato localizzatorio, non
indicano cioè il lato dell'ematoma: si osservano asimmetrie del diametro
pupillare anche con midriasi dal lato opposto all’ematoma, deficit motori
bilaterali a distribuzione asimmetrica. In questi casi sono di frequente
osservazione le crisi convulsive.
La diagnosi di
certezza di ematoma sottodurale si può porre solo con gli esami strumentali.
Nei casi con intervallo libero la sintomatologia è infatti sovrapponibile a
quella degli ematomi extradurali; quando si ha una evoluzione “in due tempi” la
sintomatologia è sovrapponibile a quella del focolaio lacero-contusivo
cerebrale e di certi ematomi intracerebrali; si è visto d’altra parte che
l'ematoma subdurale acuto può essere satellite dì un focolaio lacero-contusivo.
Nei casi rimasti in coma e che si aggravano secondariamente, solo gli esami
strumentali, d’altra parte, permettono di chiarire se il peggioramento è dovuto
al sopravvenire di una complicazione chirurgica.
L’esame radiografico
del cranio mette in evidenza nella maggior parte dei casi (80% ) una linea di
frattura, unica o multipla: nella metà circa dei casi l’ematoma ha sede dal
lato delle fratture; nell’altra metà ha sede dal lato opposto; in molti casi le
linee di frattura sono bilaterali. L’eventuale spostamento della pineale nelle
proiezioni anteroposteriori indica il lato dell’ematoma.
La tomografìa
assiale computerizzata mette in evidenza l’ematoma sotto forma di una immagine
a falce, di grande densità, estesa ampiamente sulla convessità dell’emisfero
cerebrale interessato; permette inoltre di mettere in evidenza sede e volume
di eventuali lesioni cerebrali parenchimali (focolai lacero-contusivi, ematomi
intracerebrali, edema cerebrale).
La RMN non è
indicata nei casi di sospetto di ematoma subdurale: le indicazioni fornite
dalla TAC sono più che utili a porre la diagnosi con certezza, senza
possibilità di errore.
Come in tutte le
situazioni di emergenza, gli altri metodi di indagine forniscono solo
informazioni complementari.
L’ematoma
sottodurale subacuto si osserva con massima frequenza nella seconda metà della
vita, dopo i 40-45 anni; è raro nel bambino. La sintomatologia è riassumibile
in due sindromi cliniche abbastanza caratteristiche:
1) Il paziente riporta un trauma cranico
di intensità modesta; i fenomeni concussivi mancano o sono rapidamente
transitorii e comunque la perdita di coscienza è di breve durata. Dopo alcuni
giorni di apparente perfetto benessere comincia ad accusare cefalea, diviene
confuso, torpido, sonnolento; periodi di maggior lucidità si alternano con
periodi di sopore sempre più marcato mentre si evidenziano segni neurologici
focali (emiparesi, che almeno in un quarto dei casi è omolaterale all’ematoma,
disturbi della parola nelle lesioni dell’emisfero dominante) e si instaurano
segni di ipertensione endocranica (sonnolenza, vomito, cefalea, edema e stasi
papillare). Vi possono essere alterazioni del diametro pupillare, con
dilatazione della pupilla dal lato dell’ematoma. Rare le crisi convulsive. Se
il paziente non viene tempestivamente trattato, nel volgere di alcuni giorni le
alterazioni della coscienza si aggravano ed il paziente entra infine in uno
stato di coma sempre più profondo che lo conduce all’exitus. Questa evoluzione
si osserva in circa il 50% dei casi. Dal punto di vista patogenetico si tratta
di ematomi dovuti alla rottura di una sola vena a ponte o di qualche venula
corticale in una piccola zona di contusione-lacerazione cerebrale.
2) Il paziente riporta un trauma di
entità discreta: perde coscienza e rimane in coma per qualche ora o per qualche
giorno; esce poi progressivamente dallo stato di coma, ma rimane soporoso,
disorientato, confuso, agitato. Dopo alcuni giorni si ha un nuovo
peggioramento: periodi di sopore sempre più profondo o di coma superficiale si
alternano a periodi di maggiore lucidità, mentre si instaurano o si accentuano
deficit neurologici focali (emiparesi, talora omolaterale all'ematoma) e
compaiono segni di ipertensione endocranica (vomito, papilla da stasi);
talvolta vi sono alterazioni pupillari. Dal punto di vista patogenetico si
tratta di solito di ematomi di origine venosa in soggetti che hanno riportato
contusioni cerebrali diffuse e multiple; talvolta l’ematoma è satellite di un
focolaio lacero-contusivo cerebrale ad evoluzione subacuta
Il quadro clinico
dell’ematoma subdurale subacuto è in sintesi caratterizzato dall’insorgenza di
disturbi psichici e alterazioni dello stato vigile a carattere lentamente
ingravescente e fluttuante, dopo un lungo intervallo libero o dopo la
risoluzione di uno stato di coma non grave; vi sono segni neurologici focali e
segni di ipertensione endocranica. Il quadro clinico è praticamente
sovrapponibile a quello di certi ematomi extradurali ad evoluzione subacuta o
cronica, di certi ematomi intracerebrali, ed a quello dei focolai
lacero-contusivi ad evoluzione subacuta (di cui l’ematoma subdurale può essere
satellite).
L’esame
radiografico del cranio mette in evidenza in un elevato numero di casi (60% )
una linea di frattura che può essere localizzata sull'emisfero sede
dell’ematoma o su quello opposto; può mettere inoltre in evidenza spostamento
della pineale calcificata dal lato opposto a quello sede di ematoma.
La tomografia assiale
computerizzata mette in evidenza la raccolta sotto forma di una immagine a
falce di grande densità estesa più o meno ampiamente sull'emisfero.
Visalli è stato il primo ad identificare
un tipo di lesione encefalica in cui il danno encefalico è secondario
all’ischemia cerebrale ed in cui la presenza dell’ematoma sottodurale si può
considerare un epifenomeno non determinante nell’evoluzione quasi sempre fatale
del quadro.
Visalli definì
perciò questo quadro “edema cerebrale diffuso ed ematoma sottodurale
satellite”.
Esso corrisponde
perfettamente alla situazione clinica ed anatomo-patologica in cui si è trovato
il paziente di cui stiamo parlando.
In questo quadro
anatomo-clinico vi è un periodo di latenza dopo il trauma, variabile da qualche
ora a due giorni.
Durante questo
periodo il traumatizzato non presenta particolari segni di gravità e può
compiere perfino atti di un certo impegno.
Il meccanismo alla
base di questa evoluzione clinica, Visalli lo identificò con un blocco delle
cisterne della base dovuto alla presenza di sangue travasato alla base cranica,
unitamente all’area ipotalamica sulla quale si è esercitata la pressione negativa
dell’azione traumatica.
Ciò porterebbe ad
“alterazioni delle capacità autoregolatorie del ricambio idro-elettrolitico del
tessuto nervoso, con conseguente perdita del potere selettivo di membrana e
della funzione della pompa sodio-potassio”
Dal punto di
vista anatomo-patologico sulla convessità di un emisfero si riscontra una falda
di sangue piuttosto sottile ed in gran parte coagulato mentre il maggior spessore
di sangue travasato si trova alla base al di sotto del lobo temporale. In alcuni
casi si osservano contusioni corticali, in altri mancano lesioni contusive
macroscopicamente apprezzabili. Le circonvoluzioni cerebrali della convessità
dal lato dell’ematoma sono iperemiche, mentre l’emisfero controlaterale è di
volume più piccolo con circonvoluzioni molto appiattite e di colorito pallido.
Alla base del cervello si osserva un edema d’alto grado con stiramento dei vasi
del poligono di Willis. Talvolta è bene apprezzabile un’iperemia delle
circonvoluzioni della base, soprattutto della faccia inferiore dei lobi occipitali.
La maggiore
incidenza di questa patologia si è avuta nel 4°, 5° e 6° decennio di vita. Di
solito il trauma non è stato particolarmente violento.
La zona d’impatto
è stata quasi sempre la regione parietale.
In quasi tutti i
pazienti (34 casi) si è avuta perdita di coscienza post-traumatica. In genere
il paziente è stato in grado di rialzarsi ed anche di riprendere una certa attività.
Dopo un periodo di latenza variabile da
qualche ora ad 1-2 giorni, durante il quale i sintomi sono minimi, improvvisamente
il paziente presenta dapprima nausea, poi vomito e successivamente lo stato di
coscienza si annebbia progressivamente passando da uno stato soporoso a quello
di coma.
Gli esami
neuroradiologici (esame angiografico) mostrano un’incongruenza tra l’ampiezza
minima dell’ematoma sottodurale ed il contrastante massivo edema cerebrale che
era svelato da un consistente effetto massa, con formazione d’ernie cerebrali
interne sproporzionate alla reale entità dell’ematoma sottodurale.
L'ematoma
sottodurale cronico è una raccolta di materiale liquido, formata da contenuto
idrico e prodotti di degradazione del sangue, incapsulata e racchiusa nello spazio
sottodurale. Raramente la raccolta è organizzata o addirittura calcificata.
La raccolta è
formata da un liquido bruno scuro o color caffè, che può contenere materiale
coagulato o parzialmente coagulato e masse fibrinose. Col passare del tempo
colore ed aspetto della raccolta cambiano: il liquido si fa più chiaro, color
giallo carico fino a trasformarsi, negli ematomi di vecchissima data, in una
raccolta di liquido giallo-torbido. La raccolta è limitata da una membrana che
la incapsula. Da un lato la membrana aderisce alla superficie interna della
dura madre per mezzo di sottili filamenti connettivali: questa membrana, detta
“parietale” o “esterna”, è di solito spessa qualche millimetro, ed alla periferia
si fonde con lo strato interno della dura madre. Dall’altro lato ricopre la
convessità cerebrale, aderendo lassamente all’aracnoide: questo foglietto è
detto membrana “viscerale” o “interna” ed è di solito più sottile. I due
foglietti, alla periferia dell’ematoma si continuano ininterrottamente l’uno
nell’altro. La membrana si forma per una reazione della dura madre di fronte
al sangue versatosi nello spazio subdurale ed ai suoi prodotti metabolici. La
membrana “parietale” ha colore grigio-brunastro o verdastro: istologicamente
consiste di tessuto connettivo collagene neoformato, a struttura lassa, ricco
di fibroblasti e di istiociti e di capillari neoformati provenienti dalla gemmazione
dei vasi durali; vi sono infiltrati flogistici cronici ricchi di linfociti e
leucociti neutrofili; talora vi sono stravasi ematici recenti. La membrana “viscerale”
è molto più sottile, traslucida: è formata essa pure da tessuto collagene
lasso, ma pochissimo vascolarizzato, formato da fasci di sottili fibre collagene,
con scarsi istiociti contenenti emosiderina e rari infiltrati infiammatori. La
superficie della membrana rivolta verso la raccolta talora è tappezzata da uno
strato di cellule endoteliali.
Negli ematomi di
vecchissima data la capsula “parietale” appare fibrosa con scarsi fibroblasti
e pochissimi vasi neoformati. Talvolta la raccolta può essere sostituita da
grandi masse di fibrina che vengono progressivamente organizzate ed infine calcificate.
Il volume della raccolta può essere notevole, fino a 100 centimetri cubi e
oltre.
L’ematoma
subdurale cronico provoca gli stessi fenomeni di spostamento della massa encefalica
che provocano gli altri processi occupanti spazio, con fenomeni di ernia interna.
La causa
dell’ematoma sottodurale è da ricercare in un trauma cranico diretto, talora di
entità discreta, ma a volte estremamente leggero. Spesso nè il paziente nè i
parenti ricordano l’accaduto. Molto di rado è in causa un trauma indiretto del
capo (ad es. caduta sui talloni).
A seguito
dell'impatto traumatico e ai conseguenti fenomeni di
accelerazione-decelerazione del capo e dei suoi contenuti, si ha spostamento
della massa encefalica all’interno della cavità cranica.
Gli emisferi
sono, per così dire, ancorati in corrispondenza dello spigolo, al seno
longitudinale superiore che è solidale con la scatola cranica, per mezzo di
vene a ponte che, attraversato lo spazio sottodurale, si gettano nel seno
longitudinale. A seguito dello spostamento della massa encefalica le vene a
ponte possono lacerarsi ed il sangue si versa nello spazio sottodurale;
talvolta si lacerano anche vene dirette ai seni della base.
In certi casi il sangue può provenire da
vene corticali lacerate per effetto diretto o indiretto del trauma. Tutti i
processi che provocano atrofia cerebrale - senilità, aterosclerosi - provocano
riduzione di volume della massa encefalica e ampliamento dello spazio
sottodurale e quindi favoriscono la lacerazione delle vene e la formazione di
raccolte sottodurali: in queste condizioni le oscillazioni della massa
encefalica all’interno della scatola cranica sono più ampie e quindi è più
facile la rottura di vene a ponte.
Se la quantità di
sangue che si versa nello spazio sottodurale è notevole la raccolta provoca
immediati sintomi di “compressione” cerebrale: l’ematoma si manifesta a breve
distanza dal trauma, e viene definito, come detto in precedenza, “acuto” o “subacuto”.
Se la falda ematica
è sottile, di pochi mm. di spessore e pochi centimetri cubi di volume, essa
resta del tutto asintomatica: l’evento traumatico, considerato banale, viene cosi
spesso dimenticato.
La raccolta
sottodurale darà segno di sè solo a distanza, quando avrà subito un
sufficiente incremento di volume.
L’aumento di
volume dell’ematoma avviene perché il sangue della raccolta si fluidifica e, a
seguito della lisi dei suoi elementi figurati, aumenta la concentrazione delle
molecole proteiche contenute nella massa fluida, con conseguente aumento della
pressione oncotica: si ha quindi, per osmosi, richiamo di acqua che proviene
dallo spazio subaracnoideo e che attraversa aracnoide e membrana viscerale.
Questa era la
teoria più accreditata nei tempi meno recenti. Attualmente si ritiene che una
volta che si è formata la membrana parietale si abbiano piccole ripetute
emorragie provenienti dai vasi neoformati della membrana, per la formazione di
prodotti di degradazione del fibrinogeno a fibrina con tendenza a ripetute lisi
del coagulo.
Negli ematomi
post-traumatici, subito dopo il trauma ai vasi sanguigni, le piastrine iniziano
ad accumularsi sull’area danneggiata dove il tessuto cerebrale traumatizzato
rilascia nello spazio sottodurale abbondante tromboplastina tessutale, la quale
insieme al sangue travasato attiva in modo eccessivo sia il sistema coagulativo
sia il sistema fibrinolitico.
Di conseguenza
l’ematoma è un processo che si ripete con successivi ingrandimenti della
lesione occupante spazio.
Quando
l’ematoma ha raggiunto sufficiente volume esercita azione compressiva come
qualunque altro processo occupante spazio e dà segno di sé.
L’ematoma
sottodurale cronico si può osservare in tutte le età della vita, ma è affezione
più frequente nell’età adulta presenile e senile.
Nel
giovane, nell’adulto e nell’anziano la sintomatologia è così variabile che
alcuni autori hanno identificato fino a 10 diverse sindromi cliniche
dell’ematoma sottodurale cronico.
Fra
il momento del trauma e la comparsa dei sintomi vi è un lungo intervallo - settimane,
mesi e talora 1-2 anni -, durante il quale il paziente gode buona salute. Il
trauma è dimenticato dal paziente e dai suoi parenti.
La
sintomatologia inizia poi in modo subdolo ed insidioso e spesso ha carattere
fluttuante con alternanza di peggioramenti o miglioramenti.
In
un’alta percentuale di casi, che oscilla fra il 25 ed il 90% nelle varie
casistiche, il quadro clinico viene aperto da una sindrome di ipertensione
endocranica a carattere subdolo e lentamente ingravescente: i pazienti accusano
cefalea, talora con nausea e vomito,
sensazioni soggettive di vertigini; talvolta si ha congestione venosa al
fundus, edema e stasi papillare.
In
questi pazienti si riscontrano con grande frequenza sintomi psichici: stato di irritabilità con deficit di
critica, deficit della memoria, apatia e alterazioni affettive, talora veri e
propri stati confusionali con fenomeni demenziali. Il quadro clinico è difficilmente
distinguibile da quello di una sindrome frontale e spesso, poiché si tratta di
pazienti anziani, questa sintomatologia viene messa in rapporto con uno stato
di arteriosclerosi cerebrale. In passato, quando mancavano i moderni mezzi
diagnostici della neuroradiologia, molti di questi pazienti finivano i loro
giorni, con diagnosi di demenza organica, negli ospedali psichiatrici e negli
ospizi.
Altre
volte il quadro clinico richiama più direttamente alla mente un tumore cerebrale:
si parla allora di sindrome pseudo tumorale dell'ematoma sottodurale cronico.
In questi casi si osservano segni neurologici focali lentamente ingravescenti
sotto torma di una emiparesi facio-brachio-crurale controlaterale all'ematoma;
rari i disturbi di sensibilità; ai deficit motori si associano disturbi
psichici e sindrome di ipertensione endocranica. Si deve ricordare che in certi
casi il deficit di moto è omolaterale all'ematoma (compressione del tronco
contro il bordo tentoriale del lato
opposto a causa dello spostamento in toto della massa encefalica.
Raramente
si osservano altri segni neurologici focali, quali emianopsia controlaterale
omonima.
Disturbi
della parola si osservano, quando è colpito l’emisfero dominante, abbastanza
di frequente.
Il
quadro clinico è aperto in certi casi da crisi convulsive focali o
generalizzate, oppure crisi si osservano durante il decorso.
In soggetti
anziani l’ematoma sottodurale cronico può esordire con una sindrome
apoplettiforme: si ha l’instaurazione acuta, rapida o rapidissima, di una
emiplegia facio-brachio-crurale, per cui il quadro clinico simula un’emorragia
capsulare o un accidente ischemico cerebrale.
Del tutto
eccezionalmente la sintomatologia inizia o è dominata da disturbi cerebellari
o da paralisi intrinseca ed estrinseca dell’oculomotore comune del lato
dell’ematoma.
Se non si pone la diagnosi e non si pratica
l’opportuna terapia si assiste ad un lento, progressivo ma inesorabile
deterioramento dello stato neurologico.
Come accade in qualunque processo occupante spazio
sopratentoriale emisferico, si ha la formazione di una ernia ippocampica e
compaiono i segni di incuneamento temporale, cioè i segni di compromissione
del terzo paio omolaterale all’ematoma e i segni di compromissione del tronco
cerebrale. I segni di sofferenza del terzo paio sono la dilatazione progressiva
della pupilla dal lato dell’ematoma, fino alla midriasi areflessica, e la
paralisi della muscolatura oculare estrinseca con ptosi palpebrale,
limitazione dei movimenti di adduzione, elevazione e rotazione in basso del
globo oculare. La compromissione del tronco si manifesta con emiparesi
controlaterale all’ematoma e alterazioni dello stato vigile: il paziente
diviene soporoso; entra poi in uno stato di coma sempre più grave e profondo,
compaiono segni di decerebrazione, alterazioni delle funzioni vegetative;
infine si ha l’exitus per arresto respiratorio.
Nell’ematoma
sottodurale cronico i segni di incuneamento temporale compaiono solo in fase
avanzata della malattia, di solito dopo un lungo decorso, durante il quale la
sintomatologia può subire fluttuazioni con miglioramenti e peggioramenti.
Sospettare, in
base alla clinica, un ematoma sottodurale cronico può essere relativamente
semplice se viene riferito nell’anamnesi un trauma pregresso col quale è possibile
mettere in relazione i disturbi del paziente. Ma poiché l’ematoma subdurale dà
sintomi clinici identici a quelli di altre affezioni cerebrali, solo gli esami
strumentali permettono di solito di chiarire la diagnosi.
La
radiografia del cranio può mettere in evidenza segni diretti o segni indiretti
dell'ematoma. Segno indiretto è lo spostamento della ghiandola pineale verso
il lato opposto all’ematoma, come avviene in qualunque altro processo occupante
spazio di un emisfero cerebrale; questo segno può mancare in caso di ematoma
bilaterale.
I
segni diretti sono di osservazione molto rara e si riscontrano solo in ematomi
di vecchia data calcificati od ossificati. L’ematoma calcificato appare come
una focaccia o un cercine calcifico che nelle proiezioni laterali copre parte
dell’emisfero cerebrale; nelle proiezioni anteroposteriori la massa
calcificata ha forma di lente biconvessa alla periferia dell’emisfero.
Negli
ematomi formati in giovane età e rimasti a lungo asintomatici si può osservare
un altro segno diretto sotto forma di assottigliamento e sporgenza della teca
cranica in corrispondenza della raccolta.
La
radiografia del cranio può infine mettere in evidenza i segni radiologici
dell'ipertensione endocranica.
L’esame
elettroencefalografico dà reperti molto variabili. In certi casi si hanno
alterazioni dell’elettrogenesi sull'emisfero compresso dall’ematoma (onde
delta polimorfe), e segni di alterazione delle strutture mediane dell'encefalo
(onde delta bifrontali ritmiche) se vi è distorsione del tronco e gangli
basali. Questi reperti sono aspecifici e possono riscontrarsi in altri processi
espansivi emisferici. Tipica invece è la depressione dell'attività elettrica
dell’emisfero sede dell’ematoma - attività di base di bassissimo voltaggio, assenza
del ritmo alfa - che contrasta col normale voltaggio dell'emisfero opposto,
reperto che di per se può indirizzare verso la diagnosi.
La
tomografia assiale computerizzata può dare reperti molto diversi. Col progressivo
liquefarsi della massa coagulata la densità della raccolta diminuisce. In un
primo momento la densità dell'ematoma liquefatto può essere uguale a quella del
tessuto nervoso; la tomografia computerizzata allora non lo mette in evidenza,
sebbene mostri lo spostamento del sistema ventricolare. L’iniezione di mezzo di
contrasto dirimerà il dubbio.
Negli
ematomi di vecchia data invece, la densità è inferiore a quella del tessuto
nervoso: la tomografia allora mette in evidenza l’ematoma sotto forma di
“lente” biconvessa di ridotta densità sulla convessità emisferica.
Se
l’ematoma comincia a calcificare, appare come una falda disomogenea di densità
aumentata.
La
terapia è chirurgica e consiste nello svuotamento della raccolta o mediante un
foro di trapano allargato o, meglio, attraverso lembi osteoplastici o
craniotomie.