Le Malformazioni Vascolari Cerebrali
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Questa pagina
comprende notizie sulle malformazioni vascolari cerebrali. Le informazioni
fornite sulla patologia ed il trattamento, sono sommarie ed a carattere
generale. Esse provengono da diverse risorse testuali e dalla rete. Non si
garantisce l’accuratezza delle sorgenti né delle informazioni fornite. I dati e le notizie contenute hanno un valore puramente divulgativo: vogliono essere solo di aiuto ai profani per comprendere cosa avviene in presenza di una malformazione vascolare cerebrale. Queste note non
hanno caratteri di completezza e non vogliono
affatto sostituire i neurochirurghi o i rianimatori che hanno in cura i
pazienti. Non vogliono soprattutto sostituirsi agli specialisti ai fini
della diagnosi e del trattamento. Nel caso di
problemi di salute a carico del SNC (sistema nervoso centrale) ci si deve
rivolgere prontamente ad un neurochirurgo qualificato o ad altro
professionista medico, perché ogni caso è un caso a sé stante ed è sempre
diverso dagli altri.
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Quando in un paziente
viene posta la diagnosi di malformazione cerebrovascolare, sorgono molti
interrogativi.
La malformazione può
essere diagnosticata dopo un’emorragia o in conseguenza di una crisi convulsiva
oppure a causa di un mal di testa.
In conseguenza del
continuo progresso ottenuto nelle tecniche di imaging (raffigurazione
mediante immagini radiografiche) del cervello, la diagnosi di una lesione
cerebrale asintomatica o minimamente sintomatica, sta diventando sempre più
facile.
Senza tener conto di
come la diagnosi possa essere stabilita, una volta che la diagnosi di
malformazione cerebro-vascolare è stata posta, il passo successivo da compiere
è quello di stabilire l’esatto tipo della malformazione. Questo punto ha grande
influenza sulla necessità di trattamento e sugli esatti dettagli del potenziale
tipo di trattamento.
I tipi di malformazione
cerebro-vascolare sono essenzialmente quattro:
Telangectasie: sono usualmente piccole lesioni (da 0.3 mm ad 1.0 cm),
composte da sottili vasi sanguigni, simili ai sottili capillari cerebrali.
Questi vasi sono separati gli uni dagli altri da un tessuto cerebrale
apparentemente sano. Queste lesioni sono raramente sintomatiche e molto
comunemente sono solo un incidentale reperto autoptico.
Malformazioni
Cavernose o cavernomi: Sono le malformazioni
più comuni ed esse vengono scoperte molto più comunemente grazie all’avvento
delle metodiche radiodiagnostiche sofisticate quali la Risonanza Magnetica
Nucleare (RMN) e la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC). Questo tipo di
lesione è anche chiamata angioma cavernoso. Queste malformazioni sono lesioni
ben definite le quali possono raggiungere dimensioni ragguardevoli ed essere
talvolta confuse con tumori cerebrali. Al microscopio queste anomalie vascolari
sono costituite da ampi canali vascolari riempiti di sangue, chiamati caverne.
Questi vasi sono adiacenti gli uni agli altri e fra di loro non è riconoscibile
tessuto cerebrale "sano". I cavernomi a volte sono identificati come
malformazioni vascolari criptiche o Malformazioni Vascolari Angiograficamente
Occulte (MVAO o, all’inglese AOVMs), in quanto possono non essere
visualizzabili o visualizzate all’angiografia cerebrale standard.
Malformazioni Venose o
angiomi venosi: possono rappresentare una variante delle vene normali. Non
hanno un rifornimento arterioso definito. Le vene di queste malformazioni sono
separate tra di loro da tessuto cerebrale normale. Queste lesioni sono molto
comuni, molto benigne dal punto di vista di un’emorragia potenziale (sanguinano
difficilmente) o dell’insorgenza di una crisi convulsiva. Possono essere
lasciate senza necessità di trattamento.
Malformazioni artero-venous vere (MAV o
all’inglese AVMs): sono le lesioni più importanti dal punto di vista
clinico. Queste lesioni sono formate da un ammasso di arterie e di vene arterializzate,
contenenti cioè sangue arterioso (poiché vi è un afflusso da parte di una o più
arterie, la componente venosa riceve sangue arterioso senza l’interposizione di
capillari). Tra i vasi componenti la malformazione è compreso tessuto cerebrale
usualmente anormale, in genere infarcito di sangue e reso fibroso da precedenti
emorragie, di cui il paziente non si è reso conto o che si sono manifestate
solo tramite un forte mal di testa.
Normalmente il sangue
entra nel tessuto cerebrale tramite le arterie maggiori, poi passa attraverso
le arteriose più piccole e susseguentemente nel letto capillare. I capillari
sono sottili vasi all’interno del tessuto cerebrale che, allo stesso modo degli
altri organi, consentono al sangue di cedere l’ossigeno ed il glucosio
necessari al nutrimento cerebrale e di rimuovere dal cervello stesso i prodotti
terminali del metabolismo cerebrale. Dopo essere passato attraverso i
capillari, il sangue entra nelle venule del sistema per passare infine nelle
vene, all’interno delle quali il sangue assume una colorazione bluastra a causa
della trasformazione dell’emoglobina per l’abbassamento della tensione di
ossigeno, che è stato ceduto al cervello. Al contrario, il sangue arterioso che
entra nel cervello dopo essere passato attraverso i polmoni ha l’emoglobina con
un’elevata tensione di ossigeno ed il sangue è pertanto di colore rosso.
Quando esiste una MAV il
sangue è spuntato (corto-circuitato) direttamente dal sistema arterioso al
sistema venoso, senza passare attraverso i capillari. Questo fatto determina
diversi effetti. Primo, il contenuto di ossigeno emoglobinico resta elevato e
per questo, all’intervento chirurgico le vene appaiono rosse ed arterializzate.
Secondo, poiché nel passaggio dalle arterie alle vene tramite i capillari, vi è
una caduta nella pressione ematica, nella MAV tale caduta non avviene. Pertanto
la velocità di flusso del sangue, il flusso del sangue e la sua pressione
restano elevati. Ciò contribuisce a determinare le emorragie e gli attacchi
epilettici.
Le MAV possono
presentarsi in sedi molto diverse all’interno del cervello e del midollo
spinale. Molto frequentemente esse vengono individuate solo quando hanno
determinato una sintomatologia evidente. Ad esempio se la MAV è localizzata nel
centro che governa il linguaggio e determina una piccola crisi epilettica, il
paziente può avere disturbi transitori del linguaggio, con difficoltà a parlare
od a trovare le parole. Se la MAV ha sanguinato, il disturbo della parola può
essere più grave e duraturo. Spesso dopo che una MAV ha sanguinato, i
conseguenti deficit neurologici migliorano dopo alcuni giorni o settimane, ma
ciò in larga misura dipende dalla sede e dall’estensione dell’emorragia.
Il trattamento delle MAV
è stato notevolmente migliorato dall’adozione di strategie di gruppo,
utilizzando modalità terapeutiche combinate. Utilizzando questa strategia viene
offerto al paziente un piano di trattamento che fornisca i rischi minori e
garantisca la più alta percentuale di successo nell’obliterare la lesione. Le
attuali modalità terapeutiche comprendono l’introduzione endovascolare di
sostanze che possano occludere tutta la MAV o parte della stessa, tecniche
microchirurgiche standardizzate per rimuovere la MAV con il minor rischio di
sanguinamento e con la maggiore garanzia possibile di rimozione totale, oppure
la possibilità di terapie radiochirurgiche. Le tecniche endovascolari
ottenibili al momento comprendono sottili cateteri che possano arrivare fino ai
vasi afferenti alla MAV: una volta che il catetere ha raggiunto il
"nido" della MAV, si possono iniettare materiali diversi per
"occludere" tutta la MAV o parte di essa.. La tecnica endovascolare
comporta un rischio del 3-5% di gravi complicazioni, comunque essa può rendere
significativamente più sicura la successiva rimozione chirurgica della MAV
oppure può determinare la riduzione di volume della MAV ad una dimensione tale
per la quale la radiochirurgia comporta un’efficacia molto più elevata.
Circa il 5-10% delle MAV
possono essere curate (obliterate completamente all’esame angiografico
successivo) utilizzando le tecniche endovascolari. Se, dopo l’embolizzazione,
persiste un residuo di flusso attraverso una parte della MAV, il paziente resta
a rischio di una futura emorragia. Nei pazienti nei quali l’embolizzazione è
stata impiegata prima dell’intervento chirurgico la successiva operazione è
molto più facilitata in confronto ai quei pazienti nei quali l’embolizzazione
non è stata eseguita. La durata dell’intervento operatorio viene ad essere
molto ridotta, come viene altrettanto ridotta la perdita di sangue che si ha
durante la resezione di queste lesioni. In alcuni casi le tecniche di
embolizzazione con parziale obliterazione della MAV, vengono usate come manovre
palliative. I pazienti con edema importante o con una sindrome da furto dovuta
alla MAV, possono avvalersi di una parziale obliterazione. Sebbene questa
manovra non protegga da una successiva emorragia essa spesso aiuta a ridurre la
sintomatologia neurologica e consente al paziente di condurre una vita normale.
Se la MAV viene ridotta
significativamente di volume al lesione può essere sensibile alle tecniche di
radiochirurgia stereotassica nelle quali viene utilizzato un fascio di
radiazioni focalizzate sulla lesione in un unico tempo di trattamento. Questa
irradiazione determina una variazione delle pareti dei vasi anomali e nel corso
di 2-3 anni le MAV possono risultare obliterate ad un’angiografia successiva.
Questa tipo di tecnica è più efficace nelle lesioni di volume minore (diametro
inferiore a 2.5 cm). una percentuale di obliterazione superiore all’85% è stata
riportata dopo due anni di trattamento. Il rischio di danno al normale tessuto
cerebrale circostante la lesione, dipende dalla dose di radiazioni impiegate.
Il rischio di danno al circostante cervello sano, può essere usualmente tenuto
inferiore al 3-4%.
La decisione se trattare o non trattare una certa MAV, dipende dalla sua localizzazione e dall’estensione dei possibili deficit prevedibili in conseguenza del futuro intervento. Questi rischi possono essere valutati nei confronti di quelli legati alla storia naturale delle lesioni non trattate. Se il trattamento può essere offerto al paziente con una percentuale di rischio relativamente più bassa della storia naturale della malattia, allora bisogna proporre al paziente di trattare la lesione. Il trattamento delle MAV è stato molto facilitato dalla scelta di una strategia di trattamento multidisciplinare di gruppo. I neurologi, i neuradiologi interventisti ed i neurochirurghi che lavorano in gruppo possono definire in un paziente con una determinata storia naturale e con una data MAV la migliore strategia di trattamento. Si spera che utilizzando tale tipo di approccio di squadra, si possano ottenere risultati sempre più vantaggiosi per i pazienti.