L'Ematoma Epidurale
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Questa pagina
comprende alcune note sullematoma epidurale.
Le informazioni fornite
sulle diverse patologie ed i loro trattamenti, sono sommarie ed a carattere
generale. Esse provengono da diverse risorse testuali e dalla rete. Non si
garantisce laccuratezza delle sorgenti né delle informazioni fornite.
I dati e le
notizie contenute hanno un valore puramente divulgativo: vogliono essere solo
di aiuto ai profani per comprendere cosa avviene in un ematoma epidurale
Queste note non
hanno caratteri di completezza e non vogliono affatto
sostituire i neurochirurghi o i rianimatori che hanno in cura i pazienti.
Non vogliono soprattutto sostituirsi agli specialisti ai fini della diagnosi e
del trattamento.
Nel caso di
problemi di salute a carico del SNC (sistema nervoso centrale) ci si deve
rivolgere prontamente ad un neurochirurgo qualificato o ad altro professionista
medico, perché ogni caso è un caso a sé stante ed è sempre diverso dagli altri.
L'ematoma
epidurale o extradurale è una complicazione che si osserva solo nei traumi
diretti del capo.
E la
più antica complicazione endocranica post-traumatica conosciuta.
E
costituito da una raccolta ematica situata fra losso della teca cranica e la
dura madre.
Deriva
dalla rottura dell'arteria meningea media o dei suoi rami e in qualche caso
dalla lacerazione dei seni venosi della dura madre o da emorragie della diploe
(la parte spugnosa interna delle ossa del cranio, situato tra i due tavolati
interno ed esterno).
Se
l'ematoma prende origine da una emorragia arteriosa di regola il decorso è
acutissimo; se deriva da una lacerazione venosa il decorso è subacuto od
eccezionalmente cronico.
L'ematoma
epidurale si osserva in circa il 2% dei traumi del capo che vengono
ospedalizzati. E' più frequente nel sesso maschile. Colpisce tutte le età della
vita: ha la massima incidenza fra i 15 ed i 40 anni; è abbastanza frequente nel
lattante e nel bambino. E di osservazione rara dopo i 65 anni di età.
L'ematoma
epidurale consiste in una raccolta di sangue che si forma fra dura madre ed
osso. Esso è pertanto assolutamente extracerebrale, ma la sua presenza può
determina gravi danni a carico del cervello.
E
formato da una massa di sangue o parzialmente od anche totalmente coagulato,
situato nel maggior numero dei casi in regione parieto-temporale nella
cosiddetta zona scollabile della dura (zona di Marchant).
Talvolta
si tratta di una sottile falda di sangue, di pochi cm. cubici di volume, ed
allora non produce sintomi clinici; ma di solito si tratta di una raccolta formata
da alcune decine di centimetri cubici di sangue; in certi casi il volume della
raccolta raggiunge i 200-300 cm. cubici.
Può
estendersi ampiamente sulla convessità emisferica, verso la regione frontale o
occipitale, o verso la base cranica al di sotto del lobo temporale. Più di rado
l'ematoma è strettamente localizzato alla fossa media, al di sotto del lobo
temporale (ematoma sub-temporale), alla regione frontale (ematoma frontale e
fronto-polare), alla regione parieto-occipitale (ematoma parieto-occipitale) o
occipitale (ematoma occipitale).
Più rari
sono gli ematomi localizzati al vertice, alla fossa posteriore o alla regione
subfrontale.
Di
solito la raccolta è localizzata, o ha il massimo spessore, al disotto del
punto di impatto traumatico e di una linea di frattura.
Eccezionali
sono le forme bilaterali.
L'ematoma
epidurale può essere associato ad altre lesioni chirurgiche endocraniche,
ematoma sottodurale acuto, focolaio lacero-contusivo, ematoma intracerebrale.
La massa
encefalica può essere indenne; ma nei traumi molto violenti può essere sede di
contusioni-lacerazioni superficiali e profonde che possono essere causa di coma
persistente.
La
presenza della raccolta provoca compressione dell'encefalo e fenomeni di ernia
interna, cioè di dislocazioni del cervello allinterno dei vari compartimenti
formati dalle sepimentazioni della dura madre: grande falce cerebrale (la quale
è interposta verticalmente tra i due emisferi cerebrali) e tentorio (che,
disposto orizzontalmente nel cranio, divide il cervello dal cervelletto).
Le ernie
cerebrali interne possono essere distinte per la sede e la direzioni in
ascendenti, discendenti e trans-falciali.
L'ematoma
epidurale è affezione frequente nei giovani e rara nel vecchio: nel giovane la
dura è agevolmente scollabile dall'osso, mentre nell'anziano spesso è
calcificata e strettamente aderente all'osso.
L'ematoma
epidurale si comporta ovviamente come un qualsiasi altro processo occupante
spazio, comprime l'encefalo e provoca fenomeni di ernia interna (ernia della
circonvoluzione dell'ippocampo; ernia centrale o trans-tentoriale).
Il
quadro clinico nelle forme ad evoluzione tipica e nelle sedi caratteristiche è
ben noto.
Il
paziente riporta un trauma cranico diretto di discreta entità, perde coscienza
per qualche minuto o per qualche ora, poi riprende contatto con l'ambiente:
talvolta è perfettamente lucido e le sue condizioni sembrano ritornate normali;
talaltra rimane un poco confuso, disorientato, sonnolento, ma non presenta
segni neurologici focali. Talora il trauma è lieve, il paziente non perde
coscienza o ha solo un brevissimo fenomeno commotivo che viene addirittura
misconosciuto. Questa fase di lucidità, che precede la comparsa dei segni
clinici dell'ematoma, e che può durare pochi minuti o parecchie ore, o
addirittura qualche giorno, viene chiamata "intervallo libero" o
"intervallo lucido"; se il paziente non aveva perso coscienza viene
chiamata "periodo latente".
Dopo
l'intervallo libero o il periodo latente compaiono i segni clinici dell'ematoma
dovuti ad uno stato di ipertensione endocranica acuta con ernia interna.
Il
paziente lamenta cefalea, talora vomita, diviene confuso, poi sonnolento e
perde progressivamente contatto con l'ambiente; si ha dilatazione progressiva
della pupilla dal lato dell'ematoma e contemporaneamente si instaura emiparesi
ingravescente con presenza del segno di Babinski negli arti controlaterali
all'ematoma.
Se non
viene posta tempestivamente diagnosi ed evacuato l'ematoma la situazione si
aggrava.
La
emiparesi si aggrava e diviene emiplegia; la dilatazione pupillare diviene una
midriasi massimale rigida con abolizione del riflesso fotomotore e si ha
paralisi dei muscoli dell'occhio innervati dal terzo paio (ptosi palpebrale; il
globo oculare del lato dell'ematoma devia all'esterno per prevalenza del
muscolo retto esterno innervato dal sesto paio); il paziente entra in coma ed
il coma si aggrava progressivamente: compaiono segni di decerebrazione,
Babinski bilaterale, disturbi vegetativi (ipertensione arteriosa, bradicardia,
alterazioni respiratorie); il paziente muore per arresto respiratorio.
La
velocità con cui si instaura e si aggrava il quadro clinico può essere molto
varia.
Si hanno
forme ad evoluzione acuta od acutissima, caratterizzate da breve intervallo
libero e rapido e tumultuoso aggravamento della sintomatologia; nelle forme
subacute con lungo intervallo lucido - molte ore o anche qualche giorno - i
segni neurologici si instaurano e si aggravano in modo lento e progressivo.
Nel
60-70% dei casi l'ematoma epidurale si presenta con questo quadro clinico
tipico e stereotipato. Ma nel restante 30-40% dei casi l'evoluzione non è così
caratteristica. Nel bambino la fase di aggravamento che segue l'intervallo
libero può iniziare con una crisi convulsiva focale o generalizzata; in altri
casi possono mancare i segni classici dell'ernia temporale ed il quadro clinico
è dominato soltanto da disturbi dello stato vigile con progressivo
obnubilamento e coma ingravescente; in altri casi ancora l'ematoma può venire a
complicare il decorso in pazienti rimasti in coma dal momento del trauma, ed in
questi casi la sintomatologia consiste nel peggioramento progressivo dello
stato di coma mentre compaiono i segni pupillari dell'ernia temporale.
I quadri
clinici sono legati alla sede dellematoma.
·
Ematoma epidurale dell'arteria meningea media o ematoma
sfeno-temporo-parietale.
Si presenta di regola a traumi non
eccessivamente violenti che provocano una frattura della teca intersecante il
decorso dell'arteria meningea media, ed una lacerazione di questa arteria.
E caratteristico in questa forma ed in
questa sede l'intervallo lucido. Il malato si riprende rapidamente dal
transitorio stato commozionale dovuto al trauma e spesso riprende le sue
occupazioni.
Dopo alcune ore (ematoma acuto), o in
altri casi dopo alcuni giorni (ematoma subacuto), compaiono torpore, grave
emiparesi in genere controlaterale all'ematoma, dilatazione della pupilla
omolaterale, paralisi dell'oculomotore omolaterale, edema papillare o turgore
delle vene retiniche, sopore e poi coma.
Si instaurano poi segni di sofferenza del
tronco cerebrale con crisi di decerebrazione, difficoltà del respiro, aumento
della pressione arteriosa, coma profondo. A questo stadio si formano lesioni
irreversibili del tronco cerebrale che porteranno a morte l'ammalato nel giro
di poche ore.
La diagnosi viene facilmente posta
valorizzando il precedente trauma cranico, l'intervallo lucido, il decorso
tumultuoso del paziente, la radiografia del cranio che mostra una linea di
frattura intersecante il solco dell'arteria meningea media ed un eventuale
spostamento della ghiandola pineale calcificata contro-lateralmente
all'ematoma.
·
Ematoma epidurale della fossa cranica posteriore.
E dovuto ad una lacerazione del seno
laterale; e in genere unilaterale ed ha un decorso più lento dell'ematoma
epidurale della meningea media.
A distanza variabile da ore a qualche
giorno dal trauma, compaiono cefalea, sonnolenza, rigidità nucale, vomito,
deficit dei nervi motori oculari, ipotonia, areflessia, segni cerebellari.
Molto spesso si rende precocemente
evidente una stasi papillare.
La diagnosi viene confermata
dall'immagine radiografica che mostra una frattura intersecante il seno
laterale.
·
Ematoma epidurale ad origine dal seno longitudinale.
Come il precedente ha una evoluzione più
lenta dell'ematoma epidurale della meningea media. Espandendosi su entrambi gli
emisferi cerebrali può dare segni focali unilaterali.
La diagnosi si vale della presenza di una
frattura interessante il seno longitudinale nelle radiografie dirette del
cranio
·
Ematoma epidurale della fossa posteriore
L'ematoma epidurale in fossa posteriore è
una complicazione piuttosto rara che si osserva nel bambino e nel giovane
adulto.
Insorge di solito per trauma nucale con
frattura della squama occipitale estesa fino al grande forame occipitale. E'
dovuto di solito al sanguinamento di un seno durale.
La raccolta si comporta come qualunque
processo espansivo della fossa posteriore.
Provoca blocco della circolazione
liquorale a livello del 4° ventricolo e dell'acquedotto: ne consegue idrocefalo
interno, ernia delle tonsille cerebellari con compressione sul bulbo ed ernia
transtentoriale ascendente del culmen del cervelletto con compressione del
mesencefalo. In certi casi la raccolta si estende anche alla regione occipitale
al di sopra del seno trasverso.
Dal punto di vista clinico si distinguono
forme acute, subacute e croniche.
Le forme acute hanno decorso drammatico e
si osservano nelle prime ore che seguono il trauma. Dopo un periodo di
lucidità, durante il quale il paziente può lamentare dolore nucale e vertigini,
compaiono alterazioni dello stato vigile rapidamente ingravescenti: ad uno
stato di sonnolenza ed agitazione, di solito breve, segue coma profondo con
rigidità decerebrata, Babinski bilaterale, alterazioni del respiro (bradipnea,
tachipnea), senza che si evidenzino segni neurologici focali. Le pupille sono
isocoriche; da prima miotiche, diventano midriatiche, areattive alla luce (la
fase di rilasciamento pupillare può iniziare prima in un occhio simulando cosi
un falso segno di localizzazione). Vi è netta rigidità nucale. Di solito si ha
ipertensione arteriosa con tachicardia. In breve tempo si ha arresto
respiratorio ed exitus. In certi casi il decorso è ancora più drammatico: dopo
una breve fase di malessere, agitazione, confusione, durante la quale il
paziente si lagna di dolore occipitale e presenta rigor nucale si ha perdita di
coscienza e brutale arresto respiratorio.
Nelle forme subacute la fase di lucidità
è protratta per più di 12-24 ore. Il paziente lamenta cefalea occipitale,
vertigini; vi è rigor nucale. Compaiono poi vomito, nistagmo, atassia, paralisi
del VI paio, alterazioni ingravescenti dello stato vigile; vi può essere
papilla da stasi. Il peggioramento dello stato di coma non è cosi drammatico
come nelle forme acute, ma anche in questi casi si può avere brutale
aggravamento.
Nelle forme croniche l'ematoma si
manifesta con una sindrome di ipertensione endocranica cronica, che si instaura
a distanza di qualche settimana dal trauma; vi è papilla da stasi, cefalea,
vomito, rigor nucale, paralisi del VI paio, segni cerebellari, nistagmo.
La diagnosi differenziale va posta, nelle
forme acute e subacute, con le altre complicazioni post-traumatiche sopra e
sottotentoriali. Nelle forme croniche la sintomatologia può far sospettare un
tumore della fossa posteriore o un idrocefalo cronico. La diagnosi di certezza
si pone con gli esami strumentali.
La radiografia in bianco del cranio
dimostra frattura lineare occipitale che scende verso la fossa posteriore.
In una piccola percentuale di casi l'ematoma epidurale ha
evoluzione cronica.
Dopo
parecchi giorni o alcune settimane dal trauma, trascorse in pieno benessere, il
paziente presenta una sindrome di ipertensione endocranica cronica (cefalea
diffusa o localizzata sull'emicranie sede dell'ematoma; vomito; papilla da
stasi; talora paralisi del VI paio uni- o bilaterale), segni neurologici focali
(emiparesi - ematomi parietali e temporo-parietali; emi-ipoestesia ed
emianopsia laterale omonima - ematomi parieto-occipitali; disturbi psichici -
ematomi frontali). Compare poi stato di torpore con obnubilazione, sonnolenza a
carattere fluttuante: in certe ore della giornata il paziente è perfettamente
lucido, in altre è soporoso.
Diagnosi
L'ematoma
epidurale deve essere sospettato ogni volta che un traumatizzato, dopo un
intervallo libero, presenta segni di ernia temporale e/o alterazioni
progressivamente ingravescenti dello stato vigile.
Per
questo qualunque traumatizzato cranico che presenta un aggravamento secondario
a distanza dal trauma deve essere immediatamente sottoposto ad accertamenti
neuroradiologici.
Nelle
forme croniche la diagnosi differenziale dovrà prendere in considerazione gli
ematomi subdurali cronici o sub-acuti, l'idrocefalo post-traumatico, e
praticamente tutte le altre cause di ipertensione endocranica cronica.
La
radiografia del cranio dimostra, in circa l'80% dei casi, una linea di frattura
alla volta cranica che incrocia il solco dell'arteria meningea. Talora la linea
di frattura non è visibile all'esame radiografico e si identifica solo al
tavolo operatorio. Vi sono rari casi in cui non vi è linea di frattura. Nelle
proiezioni antero-posteriori si può mettere in evidenza lo spostamento della
pineale calcificata verso il lato opposto all'ematoma.
La
radiografia del cranio deve ormai essere eseguita solo in quei rarissimi posti
di primo soccorso sprovvisti della attualmente quasi ubiquitaria TAC: molto
spesso può trarre in errore.
In tutti
i Pronto Soccorso dotati di TAC, i pazienti vanno sottoposti a questo esame
piuttosto che a Rx dirette del cranio, seguendo le Linee Guida emanate dalla
Società Italiana di Neurochirurgia e secondo i protocolli clinici internazionali.
La
tomografìa assiale computerizzata mette in evidenza chiaramente la immagine
della raccolta ematica e ne precisa estensione e sede nelle varie zone
cerebrali. Infatti la raccolta emorragica si presenta come una zona di densità
molto maggiore del tessuto nervoso.
Terapia.
La
terapia è chirurgica e riveste sempre un carattere di estrema urgenza.
Consiste
nell'evacuazione dell'ematoma attraverso una breccia craniotomica,
nellemostasi dei vasi che danno origine all'ematoma e nell'accurata
obliterazione dello spazio epidurale che si ottiene facendo aderire la dura
madre alla superficie interna dell'osso della volta con punti di sospensione.
Se
l'intervento viene eseguito in tempo, cioè prima che si siano formate lesioni
irreversibili del tronco cerebrale, si assiste ad un pronto risveglio del
paziente, giù sul tavolo operatorio.